things to do this week

ieri è stata una giornata un po’ strana.

ieri e oggi in ufficio siamo in tre, i tre non responsabili di area e quindi non invitati al bilancio di metà anno.

nonostante l’assenza di responsabilità di area, noi tre insieme li abbiamo raggiunti tra le fratte del Belgio per la cena dei dipendenti tutti insieme. è stato divertente e non me l’aspettavo.

oggi di nuovo in tre.

poi domani i tre non responsabili partiranno (partiremo) per un altro seminario di schiavi a Namur, per due giorni. il che non sarebbe nemmeno un problema se a Namur non facesse più freddo che qui. e al momento qui ci sono -6°.

poi venerdì ci sarebbe il terzo giorno di seminario, ma io vado a Copenaghen per il weekend, che è tipo la vacanza per riprendermi dalle altre vacanze.

non ho cosi spesso delle settimane piene, quindi non mi posso lamentare.

o almeno, mi lamenterò costantemente del freddo perché diobuono tra Namur e Copenaghen proprio caldo non fa.


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il 2019 va preso a testate

ieri sono tornata in Belgio dopo dieci giorni in italia. lunghi, lunghissimi.

oggi ricomincio a lavorare (anche se è venerdì) e scopro che il progetto che mi hanno messa a scrivere e trascrivere in dieci giorni, non è passato e che sono quattro mesi che nella scheda di valutazione scrivo che non sono chiare le priorità e l’organizzazione del lavoro che sto svolgendo.

e sembra che importi solo a me.

quindi, invece di parlare dei buoni propositi, mettiamo le mani avanti che questo 2019 mi sta già un po’ sul cazzo.

  1. preparatevi a cadere. se non si cade, se non si tocca il fondo, se non si finisce a faccia a terra, poi non si riesce a capire quanto grande sia la fortuna di riuscire a salire. tanto prima o poi si cade. preparatevi a rimettervi in moto, ad alzare la testa, a ricominciare a vivere.
  2. vigilanza costante. là fuori è pieno di teste di cazzo, di fascisti ritrovati, di bulli, di arroganti e cattivi. non giratevi dall’altra parte perché, in fondo, non è un problema vostro. cerchiamo di restare umani, sempre.
  3. lotta dura e senza paura. premesso che il mondo è un posto orribile, pieno di persone orribili e i fascisti di cui sopra, scegliete una battaglia e fatela vostra. l’essere umano ha bisogno del contraddittorio e ha bisogno di lottare, non possiamo passare le giornate su Instagram a stabilire la nostra felicità dal numero di cuori ricevuti.
  4. chi si ferma è perduto. non adagiatevi sugli allori, mai pensare di essere arrivati, di essere completi, di non avere più niente da pretendere da noi stessi, di aver imparato tutto. la lotta non finisce mai.
  5. cambiate prospettiva. non importa quanto siate brillanti, sagaci, appassionati. il mondo è pieno di persone migliori di voi, fosse solo per una questione statistica. quindi non focalizzatevi su quanto siete bravi e brillanti, ma su quello che potete imparare dal mondo di fuori, quello che non è concentrato sul vostro ombelico.
  6. fate l’amore. questa la ripeto tutti gli anni in forme diverse, non c’è bisogno che io chiarisca altro, o no?
  7. esagerate. se proprio ci dobbiamo tenere quest’anno, che almeno sia sopra le righe.

poi c’è la questione numero 8, che è un po’ una mia personale battaglia, e da quando sono all’estero la vivo ancora di più: non rompete il cazzo con l’ananas sulla pizza, come se fosse una questione di vita o di morte e poi quando si tratta di attivarsi, partecipare ANDARE A VOTARE, è tutto un magnamagna, non cambia mai niente, che mi sbatto a fare.

vi dico una grande verità: se le uniche battaglie che fate, le fate per il condimento della pizza e per il modo in cui cucinano gli spaghetti all’estero, non vi sorprendete se poi abbiamo i presidenti del consiglio che non sanno la geografia, i ministri che hanno tutte le verità e i selfie con il pane e Nutella e i sottosegretari che non credono allo sbarco sulla luna. è tutto colpa dello stesso sistema. e se non volete far parte della vita pubblica del vostro stato, almeno smettetela di rompere i coglioni e esiliatevi in un posto interessante tipo Saint Martin.

sunshine blogger award

tra le altre cose successe, sono stata nominata da Viaggi Ermeneutici per uno di quei blog awards che capitano sulle piattaforme.

Rispondo alle seguenti domande

  1. Il libro che porteresti in un’isola deserta. per quanto mi riguarda è di una quelle domande tipo vuoi più bene a mamma o a papà. il libro che mi ha aiutato a capire che la forma di amore che immaginavo, poteva esistere, è HP e i doni della morte. è stato cosi importante che quell’Always me lo sono pure tatuato addosso. l’autore che pero’ amo più di tutti è Gaiman, che tra l’altro preferisco come scrittore di fumetti belli, quindi sarebbe la saga The Sandman. nel corso della vita ho amato fortissimamente molti altri. quindi Black out di Morozzi, Dracula di Stoker, Zenzele di Maraire, Luce d’estate di Stefansson… per cui fotto tutti e mi porto un kindle carico. due settimane le copro.
  2. La canzone che porteresti in un’isola deserta. Istant Crush dei Daft Punk perché sono una romantica, perché è la canzone di un due, e forse in un’isola deserta vorrei sentirmi in due e non in uno. 
  3. Se non avessi un blog dove scriveresti? su un diario cartaceo, nessun dubbio.
  4. Come di vedi tra dieci anni. ecco, questa è ancora più difficile del libro. spero di avere ancora lo stesso matrimonio bello e felice che ho ora, spero di fare un lavoro in cui mi senta più utile, spero di avere molti amici e molti figli e tutti in salute, spero di essere ancora figlia, spero di quietare un po’ quell’insoddisfazione del mondo che mi circonda, spero di aver viaggiato molto di più.
  5. Saresti soddisfatto del tuo blog se. il blog, anche con il recente cambio di nome, è esattamente quello che volevo, un piccolo spazio per lo sfogo. sono già soddisfatta di quello che è.
  6. Perché hai aperto il blog. perché sono un po’ grafomane e mi piace scrivere, perché mi stavano succedendo tante cose e volevo una traccia. poi l’ho ripreso quando ho subito un lutto e ho avuto bisogno di sfogare il dolore. da allora, non ho ancora smesso.
  7. Il tuo ricordo più bello. non pensavo che lo avrei mai detto, ma il giorno del mio matrimonio.
  8. Il tuo più grande rammarico. vorrei aver avuto le palle per mollare un lavoro che mi faceva stare male appena proposto, non quattro anni dopo e con una scusa.
  9. Ti regalano 10 mila euro, ma devi spenderli entro 24 ore. compro biglietti aerei per molte destinazioni nel mondo e prenoto un sacco di alberghi per viaggi futuri.
  10. Con una bacchetta magica ti danno la possibilità di cambiare un evento della storia. ma che non l’avete visto un film a caso sul tema? NON SI PASTICCIA CON IL TEMPO! MAI. 
  11. Ora mi spieghi cosa ti ha spinto a rispondere a queste domande. una nomination va rispettata o le sacre regole delle nomination e delle catene di Sant’Antonio dei bloggers si vendicheranno. è legge.

per principio, ogni volta che partecipo a queste cose, non nomino bloggers ed è cosi’ da anni, ma sentitevi liberi di partecipare.

le mie dieci domande:

  1. il primo amore che non si scorda mai
  2. il primo bacio che ne è valsa la pena
  3. il primo film visto al cinema
  4. il primo film che ha aperto la via alle lacrime.
  5. la volta che hai pensato di morire
  6. la volta che hai pensato: io mi fermo qui per sempre
  7. il tuo record personale
  8. la tua peggiore sconfitta
  9. la cosa più stupida che tu abbia mai fatto
  10. la cosa che ti ha reso orgoglioso

la signora cambia nome

cari tutti, followers e affezionati fanz

questo blog, tra alterne vicende, è nato un po’ di anni fa usando come pseudonimo in rete il nomignolo affibbiatomi dal libraio del cuore nel lontano 2009. quando ho aperto questo luogo, ho deciso che avrei preferito avere pochi fanz, ma buoni, anche anonimi, anche sconosciuti, piuttosto che collegare il blog al mio profilo sui social e allargare le utenze.

questo, nel corso degli anni mi ha garantito una certa privacy.

anche se non ho mai fatto nomi, non mai nascosto la mia identità e con due/tre ricerchine, si poteva capire di chi parlassi quando in questa sede ho parlato di capi stronzi, storie di corna, clienti strani, fatti cose.

con l’ingresso nella mia vita di altri social il nome della signora pasteis, é diventato uno pseudonimo automaticamente. e forse questo è stato un mio errore, perché ho mischiato un piano privato fatto di un blog come un diario, con un piano più pubblico di social e sconosciuti.

oggi quindi, visto che voglio mantenere quella libertà che questo blog ha significato per me in tutti questi anni, ho deciso di abbandonare la signora pasteis in questa sede privata per uno pseudonimo che mi consenta di continuare a scrivere il cazzo che mi pare su lavoro, vita, vita belga, COLLEGHI PUZZONI, senza imbattermi in situazioni di riconoscimento.

quindi, amici tutti, da oggi benvenuta signora cinnamon cream, ciao signora pasteis ci vediamo da altre parti.

ps: visto che sono una stordita e anche un po’ polla, il nuovo URL ha un errore di inversione doppie e cinnamon è diventano cinammon. e visto che sono una tacchina di un certo livello, non me ne sono accorta subito, ho registrato due domini e poi cancellato un altro. quindi, mi tocca l’URL con il nome sbagliato. voi pero’ mi volete bene lo stesso, no?

(an)notare cose da circo

ci sono dei fenomeni, legati al mondo degli artisti, che ho osservato in questi mesi e che non sempre riesco a spiegarmi. alcuni mi sorprendono, altri mi perplimono, altri ancora mi disgustano.

1 – la quantità di artisti scalzi quando fuori ci sono -2 gradi e la vita é fatta di sofferenze e privazioni.

2 – la quantità di artisti con calzini spaiati, calze sfilate e buchi sui leggins che gira per questa scuola, in cui è chiaro che la moda non sia la priorità, ma qui si rasenta la sciatteria, che è tutto un altro discorso.

3 – la puzza di piedi e di ascelle di uomini e donne adulte che fanno gli artisti fisici senza abbastanza sapone, ça va san dire. almeno gli amministrativi si lavano.

4 – la trascuratezza diffusa anche nel lavoro per cui espressioni come: programmazione del lavoro, ottimizzazione dei tempi e rispetto delle scadenze sono concetti ahimè relativi. e il tutto si risolve in: lavori consegnati in ritardo, ordine di priorità non chiaro, panico diffuso perché non si sanno gestire le scadenze e il lavoro.

5 – le schiene, le caviglie, le braccia, le gambe esposte. indistintamente, perché hanno caldo. io mai.

6 – perplessità, la mia; serenità, la loro.

7 – indice di scolarizzazione molto basso. 

a dire la verità, questo è un dato che mi ha colpito davvero. gli artisti che ho conosciuto in Italia, soprattutto giocolieri/tessuti/acrobati sono per lo più dei professionisti/laureati/dottorati che scaricano la tensione della vita e la frustrazione del mondo con attività “fisiche”, che hanno fatto il colpo di testa dopo la laurea in ingegneria, che hanno trovato l’equilibrio solo giocando con le palline. qui invece, la scuola di circo fa un lavoro su ragazzi e ragazze anche e soprattutto con problemi di scolarizzazione che hanno bisogno dell’attività fisica per sfogare la vita e che a volte è l’unica cosa che conoscono. gli artisti qui hanno una formazione fisica, i più secchioni tra loro hanno una laurea breve in scienze motorie, tutti gli altri, a volte, nemmeno il diploma. questo è un dato sorprendente. dall’altra parte, ho notato, alcuni di loro sono dei “fisici” sorprendenti, ma mancano terribilmente di contenuti. e alla lunga, suppongo che possa diventare un problema.

8 – l’accoglienza

una scuola di circo in un paese che non parla nemmeno la stessa lingua è uno dei tanti veicoli di comunicazione con l’altro. ci sono progetti con il sociale, con il disagio, con la disabilità, con i rifugiati, con chi non si sente al posto giusto, con chi sbaglia.

9 – il protrarsi del luogo comune per cui se sei artista devi avere i dreads, devi farti da solo le sigarette con il tabacco e ascoltare concerti di didgeridoo e sitar per ore e ore e ore e ore e ore e ore. ORE.

10 – se la mattina non fai i cinque tibetani, non sei nessuno.

è che sono bizzarri.

parecchio bizzarri. non cattivi o malvagi. piuttosto bizzarri e un po’ puzzoni.

so…

e quindi? come va?

mah. va. meglio dell’anno scorso, meglio di due anni fa. pero’, forse perché sono nata per essere un po’ insoddisfatta, non mi sento a mio agio in questa situazione. mi hanno preso per fare un lavoro, e poi mi hanno lasciato a me stessa. mi hanno messa a fare le “mie ricerche” perché hanno scoperto che potevo farle, ma non ascoltano i risultati. dicono di non avere budget e poi si perdono i soldi perché non riescono a organizzarsi. non riesco, francamente, a capire cosa ci faccio qui. e la cosa tragica, é che al momento loro servono a me e al mio benessere mentale, più di quanto io serva a loro.

e questo lo trovi deprimente?

si.

prima lavoravi una media di 13 ore al giorno ed eri sempre stanca e frustrata, ora lavori 30 ore a settimana e ti lamenti che non lavori abbastanza? é un po’ paradossale, no?

non é che mi lamento di non lavorare abbastanza, mi lamento di lavorare a vuoto. faccio un lavoro che nessuno verifica, senza budget e pieno di progetti che non si realizzeranno. loro non investono in comunicazione perché hanno altre priorità, quindi mi tengono li’ a lavorare su cose che per loro non sono importanti.

quindi é questo il problema? ti scoccia di non essere la star, la vittima sacrificale di cui tutti hanno bisogno, quella che si ammazza di fatica. loro non hanno bisogno di te, é questo che ti strugge.

non cerchi nemmeno di giustificarti?

non é cosi’. e poi loro sono gentili, ma non riesco a integrarmi, non socializzo. 

vabbé, ma tu che hai fatto per loro? che hai fatto per integrarti?

ho fatto i brownies!

una volta, due mesi fa. e poi non puoi usare il cibo per tutto.

ma io…

ecco, smettiamola un po’ con questo IO IO IO.

sigh.

 la signora pasteis é in una fase di lamentazione mista ad analisi e critica di coscienza. vorrebbe rendersi più utile, essere maggiormente impegnata, sentirsi di nuovo indispensabile. invece in questo paese di praline e birra, il rapporto con il lavoro é completamente diverso, e forse é a questo che non si é ancora abituata.


come cambia la mia musica

oggi é successa una cosa un po’ stupida.

oggi ho scoperto, all’improvviso e per caso, dell’esistenza di un rapper della mia città natale, diventato famoso negli ultimi anni, dopo quindici anni di abnegazione e sforzo.

un uomo della mia città diventato famoso non in quanto politico* ma in quanto artista.

praticamente, gli ultimi degni di nota sono un inviato di Striscia la Notizia e un concorrente di Amici**.


* ancora non riesco a capire come sia possibile che una provincia con appena 400000 persone, caghi fuori tutti questi politici della prima repubblica e sottosegretari all’interno

** sia ben chiaro, il mio popolo di apparenza, é un popolo fiero e gentile. un popolo di gente che si é trovato da solo e si rialzato anche quando la terra tremava letteralmente sotto i piedi. il mio é un popolo di lupi. poi ci stanno le scelte politiche di merda che ancora non abbiamo finito di pagare, ma quella é un’altra storia, o forse no.


la cosa mi ha fatto ancora più impressione perché è laureato nella mia università e perché é stato a Sanremo2018 e io l’ho completamente rimosso.

non sono una fan del rap e dell’hip hop e anche alcuni di quei fenomeni più recenti e “distorti” come la trap mi risultano abbastanza estranei.

negli ultimi anni la musica ha avuto su di me un ruolo diverso.

non é stata più l’unica ragione, la compagna necessaria per le mie giornate.

é diventata, piuttosto un’operazione nostalgia, in cui mi sono ancorata a cose che ascoltavo da ragazzina e che mi sono rimaste dentro.


motivo per cui ho speso una cifra mostruosa per andare a vedere il concerto a Londra delle spice girls a giugno.

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say you’ll be there!


nelle mie playlist ci stanno Beyoncé e i Black Sabbath, ci stanno le sigle dei cartoni animati e i Beatles, Max Gazzè e  Lady Gaga.

le scoperte musicali che ho fatto negli ultimi cinque/sette anni, sono piuttosto dei motivetti capitati per caso nelle liste di Spotify.

tutto questo per dire che, tra le cose che mi sono portata dietro, con cui ho avuto voglia di continuare a rapportarmi e a scoprirne le novità, anche arrivata a 30 anni, la musica, non é stata la protagonista.

mentre i libri e la lettura, con cui ho avuto un rapporto conflittuale da adolescente, dopo i 20 sono diventati linfa vitale; la musica, poco a poco, é diventata un sottofondo, una comparsa, non più un’attrice protagonista.

tutto questo per dire che, in fondo, il rapper in questione, non lo avrei seguito a 15 anni e non credo che lo seguirò adesso, ma a 15 anni avrei conosciuto le sue canzoni e lo avrei snobbato con dignità e arroganza, ora mi tocca cercarlo su Spotify e sballare tutta la playlist di Cristina d’Avena realizzata con anni di sforzo.

pero’ che cazzo di grinta che gli ci é voluta per non mollare.

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I buoni se messi alla prova poi sono un incubo
I buoni se messi alle strette alla fine vincono
E tuoni e lampi e saette non mi colpiscono
Lambiscono, ma non resistono
Sole di mezzanotte
Lasciami dormire e non brillare più
Sole di mezzanotte
Ogni guerriero, ogni soldato vero
Delle volte deve andare giù